Arianna Pangrazi

borse e accessori in pelle di pitone

    

Chi sono

Sognare, sognare quell'irrinunciabile sogno, nell'aria di ogni giorno, e che sia giorno felice!


IL COLORE DI UNA DONNA

Gli occhi? Sciolti in una polla di variegata giada imperiale.
Seduttivi e mobilissimi fino a catturare la preda. Bella? Si, e diversa.

Nel gestire, nel vestirsi, nelle scelte, nel lavoro. Lucertole come seta per abiti da sera; pitoni per cappotti con collo e paramani di volpe; borse grandissime realizzate con ogni tipo di rettile.

Fragile come una femmina, forte come un uomo forte; se ti abbraccia per salutarti c’è da sperare che non ti prenda in contropiede.
Sceglie sempre sopra le righe.

Di certo non si ripara dietro il cosiddetto consenso comune sotto il quale la più parte si sente garantita e protetta.
Il carattere? Felpato e felino come una pantera in cattività. Scuola di base, licenza liceale. E poi ha diretto con il padre un'azienda di calzature.

Suona il piano e la fisarmonica. Dopodichè l’abbigliamento: abiti particolari che non tutte le donne avrebbero potuto indossare.

Piuttosto febbrile, la sua identità è nel cambiamento. Allo stesso modo concreta, attiva, produttiva. Attualmente ha un atelier che le assomiglia straordinariamente.

Gli specchi dilatano lo spazio per riflettere borse, cinte, preziose nei materiali e nelle finiture, poltrone, quadri.
Lei ci sta dentro come il pezzo più ricco. Le riesci di dare colore anche al nero sia quando lo indossa sia quando lo propone.
Non si affida solo alla parola, ma ha anche altre strategie di convincimento. Per la sua abitazione recupera stili e forme di epoche diverse per assemblarle in armonia o contrasto. Adora i robivecchi: li cerca e li trova dovunque.

Come le cose abbandonate a cui ridà un senso e un'antica nobiltà. Lei è il diverso, quello che gli altri non vedono o quello che visibilmente rifiutano.
Soltando ad incontrarla accende un colore e forse anche una possibilità di cambiamento.

Venendo a Monte Urano baste dire "Arianna" senza bisogno di aggiungere Pangrazi.
Certo che vale la pena conoscerla.

tratto dal libro "Storie straordinarie di donne semplici" Autrice: Prof. Nanda Anibaldi

PEZZI DI CIELO

Mi ritaglio pezzi di cielo
del giorno tutti i giorni
per collocare i miei sogni
quando il sole implacabile
affonda le sue spade.

Mi ritaglio pezzi di luna
tutte le notti ogni notte.
Col vento non lo potrei fare
dovrei raggiungerli correndo.

Bisognerà chiudersi se ne vale la pena.

MUSICA

Se la musica non stesse lì
ad esaltare il colore dei rettili
che si trasformano in oggetti
di decoro ed arte
e quegli oggetti
non passassero attraverso la musica...

IL PIANOFORTE

L'acqua mi ridà
il volto attrattivo
che muta per non mutare
mentre nelle voci di piazza
la mia è assente.
Quel pianoforte suona però in verticale
la nota che sale.

IL FILO DI ARIANNA

C'è un luogo privilegiato, esaltante,
enigmatico, come un labirinto;

dove il mistero sta dentro il filo
della tua folle immagine...

PUREZZA

Purezza dell'oggetto
lavato dal peccato
fuori dalla colpa.

Corpo che aspetta
non importa l'amore
di quale ora.

L'orologio può anche impazzire
in quell'incavo del seno.

Si può chiudere con l'Ave Maria.

LEALTREME

Eva

La gufa

La gatta pazza

La farfalla

Arianna, le borse e la vita, la signora del pitone

Solo rettili pregiati. Indirizzo cult per patite ‘pezzo unico’

(di Paola Barbetti)

(ANSA) – ROMA – Oggi è l’indirizzo esclusivo nelle agende up-to-date, la ‘dritta’ che le amiche si scambiano con complice intesa ma ‘Aria’, di Arianna Pangrazi, è una microimpresa di successo che nasce da una storia di coraggio, il coraggio che serve per cambiare strada e realizzare un sogno. Una donna sola al comando: Arianna è figlia d’arte di quel distretto operoso di ‘scarpari’ insediato nel Fermano e che con tenacia resiste alla crisi puntando sempre più sui pingui portafogli dei compratori esteri.

La ditta fondata dal bisnonno Mariano, la bottega più antica di Monte Urano, era pregiata produttrice di scarpe da bambino fin da fine Ottocento. Le casse trainate da cavalli prendevano la Salaria verso Roma, per calzare i piedini dei pargoli dell’aristocrazia e della ricca borghesia capitolina. Cento anni dopo lo scenario è tutt’altro: la concorrenza soprattutto dall’Est non da tregua, le commesse diventano sempre più capestro. Contro il parere di tutti, Arianna chiude la saracinesca della storica ditta: ”ma ho trovato lavoro a tutti gli 11 operai”. Gli studi universitari sono ormai un ricordo (”sarei stata un pessimo avvocato” ammette) e decide di dar retta alla magia delle sue mani. Nasce ‘Aria’, non più scarpe ma borse.

Borse da donna realizzate a mano esclusivamente con la preziosa pelle di pitone. Arianna che fin da bambina riempie fogli di carta disegnando la vertigine del labirinto, riempie i suoi nuovi spazi di centinaia, migliaia di borse, sacche, borsette, pochette, e clutch, bracciali e cinture di tutti i tipi e fogge, coloratissime o nature, tutte quelle che il suo irrefrenabile estro le suggerisce. Ognuna un pezzo unico, con un solo diktat: tutte di rettile, preziose alleate di una seduzione misteriosa, irresistibile e avvolgente, alla fine fatale.

Dal 2000 affiancata da due esperte cucitrici, Arianna lavora alle sue creazioni, nessuna pubblicità, forte di un passaparola che pian piano supera i confini del distretto specializzatissimo (in poche decine di chilometri quadrati sono insediati i giganti del Made in Italy più amato nel mondo), scavandosi una sua nicchia tra le griffe più quotate. Le sue borse di pitone (di varie specie ma rigorosamente certificato Cites, proveniente da allevamenti e trattato da concerie italiane), vengono contese dalle boutique esclusive di Capri, Cortina, Ischia, Roma, Parigi, Milano, Londra.

Le clienti più affezionate vanno a sceglierle nel suo atelier a Monte Urano, lasciandosi avvolgere dall’esuberanza della creatrice e ammaliare dal fascino di un laboratorio senza tempo, una scatola magica zeppa di oggetti rari e preziosi, trame esotiche, quadri, musica, poesie. ”Le mie clienti francesi – racconta Arianna indossando un bizzarro copricapo di lucido pitone corredato da colorati uccellini beccheggianti – rifuggono dai modelli che anche solo lontanamente ricordano qualche nota griffe.

Vogliono solo pezzi originali, unici. Clienti tedesche mi scrivono ringraziandomi e annunciandomi il loro arrivo accompagnate da altre amiche per i prossimi acquisti”. Ricchi industriali le commissionano doni personalizzati, in occasione di anniversari speciali. Offerte di ingaggi di catene statunitensi sono state gentilmente declinate: ”ho bisogno dei miei tempi, una borsa al giorno, di più non potrei”. Arianna protegge con tenacia la privacy delle sue clienti più note. Le affezionate si riuniscono in gruppi di acquisto e si fanno recapitare gli ultimi modelli.

Note professioniste le vogliono con le loro iniziali, alla faccia del lusso di massa. In risposta alla globalizzazione del gusto e al glamour di serie, le borse di Arianna-Aria vestono a pennello quell’esigenza crescente di oggetti di alta qualità artigianale, pezzi unici che esaltano la soggettività.

Nella zona si aggirano manager e creativi delle griffe dominanti, a caccia di idee: ”Quando vedo i modelli che con tanta fatica ho pensato e realizzato, campeggiare sulle riviste patinate mi mangerei i gomiti, ma poi mi dico, tutta pubblicità. Le mie clienti lo sanno”.

‘Aria’ ama la musica, suona fisarmonica, piano e violoncello. Accanto all’atelier, instancabile anche come animatrice culturale, ha creato un auditorium dove, nel microscopico centro, ospita autori, organizza concerti e mostre d’arte. ”Perché l’ossessione del rettile ? Nei disegni della livrea, mai nessuna uguale all’altra – spiega – è racchiuso il segreto della vita, le misure dell’uomo vitruviano, la proporzione divina”.

Fonte: www.ansa.it

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